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Case green: cosa prevede la direttiva e cosa cambia in Italia

La direttiva case green (UE 2024/1275) non obbliga a ristrutturare né vieta di vendere case in classe bassa. Cosa prevede davvero e a che punto è l'Italia.

Aggiornato il 22 ottobre 2026 · 13 min di lettura

Indice

La direttiva case green è la direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell'edilizia, nota con la sigla EPBD. Non impone al proprietario di una casa italiana alcun lavoro né scadenza: gli obblighi sono degli Stati, che dovevano recepirla entro il 29 maggio 2026. L'Italia non l'ha ancora fatto. L'obbligo di portare ogni casa alla classe E nel 2030 e alla D nel 2033 che si legge ancora sui giornali era una posizione del Parlamento europeo, non è nel testo approvato.

Questa guida separa quello che è legge da quello che è stato solo proposto. Per leggere le classi vedi la guida alla classe energetica della casa; l'APE è nella guida alla certificazione energetica. Il tema è raccolto in APE e riqualificazione.

Cosa prevede la direttiva

La direttiva è stata firmata il 24 aprile 2024, pubblicata l'8 maggio ed è in vigore dal 28 maggio 2024. Il termine di recepimento era il 29 maggio 2026, tranne il divieto di incentivi alle caldaie fossili, dal 1° gennaio 2025.

TemaCosa dice il testoChi è obbligato
Case esistenti (art. 9)Traiettoria nazionale: consumo medio di energia primaria del parco residenziale giù di almeno il 16 % nel 2030 e del 20 %–22 % nel 2035, rispetto al 2020. Almeno il 55 % del calo deve venire dal 43 % di edifici residenziali con le prestazioni peggioriGli Stati, con strumenti a scelta: norme minime, assistenza tecnica, sostegni
Edifici non residenziali (art. 9)Norme minime: dal 2030 tutti gli edifici devono essere fuori dal 16 % peggiore del parco non residenziale, dal 2033 dal 26 % peggioreGli Stati e i proprietari non residenziali
Edifici nuovi (art. 7)A emissioni zero: pubblici dal 1° gennaio 2028, tutti dal 1° gennaio 2030Chi costruisce
Solare (art. 10)Impianti adeguati sui nuovi edifici residenziali entro il 31 dicembre 2029, dove tecnicamente ed economicamente fattibileChi costruisce; nessun obbligo per le case esistenti
APE (artt. 19 e 20)Scala chiusa A–G, A = emissioni zero, G = peggiori del parco; validità massima 10 anni; APE anche al rinnovo della locazione; classe negli annunciGli Stati e i proprietari che vendono o affittano
Caldaie (artt. 13 e 17)Dal 1° gennaio 2025 niente incentivi finanziari per caldaie uniche a combustibili fossili; gli Stati «si adoperano» per sostituirleGli Stati
Le misure della direttiva (UE) 2024/1275 che riguardano le case — Fonte: Direttiva (UE) 2024/1275, articoli indicati

Sulle caldaie la direttiva è più morbida di quanto si dica. Non le vieta: l'art. 13 lascia agli Stati la facoltà di fissare requisiti sul combustibile dei generatori, e il 2040 compare solo nel modello dei piani nazionali (allegato II), come orizzonte per l'eliminazione graduale da pianificare.

Cosa non c'è nel testo approvato

Tre idee circolano come se fossero legge e non lo sono.

  • Classe F entro il 2030 ed E entro il 2033. È la proposta della Commissione del 15 dicembre 2021: le case dalla G ad almeno la F entro il 2030 e alla E entro il 2033.
  • Classe E entro il 2030 e D entro il 2033. È la posizione del Parlamento europeo votata il 14 marzo 2023, con 343 voti a favore, 216 contrari e 78 astenuti, prima del negoziato con il Consiglio.
  • Divieto di vendere o affittare case in classe bassa. Non c'è a livello europeo: potrebbe introdurlo solo uno Stato, scegliendo le norme minime, che la direttiva definisce anche come requisiti legati a una soglia di mercato come la vendita o la locazione.

Nel testo approvato per le case residenziali non esiste una classe minima per singola abitazione: c'è la traiettoria del parco nazionale, e gli Stati scelgono come raggiungerla. Un obbligo per singola casa, anche legato a vendita o locazione, potrebbe esistere solo se l'Italia scegliesse le norme minime fra i suoi strumenti, o se la Commissione, valutando i piani, raccomandasse di usarle di più: la direttiva prevede che le sue raccomandazioni possano includerlo. Gli Stati possono poi esentare, fra l'altro, edifici protetti, abitazioni usate meno di quattro mesi all'anno e fabbricati isolati sotto i 50 m².

Linea del tempo: la proposta della Commissione del 2021 e la posizione del Parlamento del 2023 fissavano una classe minima per ogni casa, la direttiva approvata nel 2024 chiede invece una traiettoria nazionale, con un calo dei consumi del 16 % entro il 2030 e del 20–22 % entro il 2035.
Le classi minime per singola casa erano nella proposta e nel voto del Parlamento: la direttiva approvata chiede agli Stati una riduzione dei consumi medi.

A che punto è l'Italia

Al 22 ottobre 2026 la direttiva non è recepita. Il D.Lgs. 192/2005, la legge italiana sulla prestazione energetica degli edifici, è stato toccato per l'ultima volta dal decreto sui requisiti minimi del 28 ottobre 2025, pubblicato il 5 dicembre 2025: cambia una definizione tecnica e non recepisce la nuova direttiva. Le tappe europee:

DataCosa è successo
21 novembre 2025Lettera di costituzione in mora INFR(2025)2186: l'Italia non ha recepito né spiegato per intero l'eliminazione degli incentivi alle caldaie fossili
31 dicembre 2025Scade il termine per presentare alla Commissione il progetto di piano nazionale di ristrutturazione degli edifici: l'Italia non lo presenta
11 marzo 2026Lettera di costituzione in mora INFR(2026)2024 per il progetto di piano non presentato
29 maggio 2026Scade il termine di recepimento
15 luglio 2026Lettere di costituzione in mora a tutti i 27 Stati per il mancato recepimento completo
1° ottobre 2026Parere motivato INFR(2026)2024: l'Italia e altri otto Stati hanno due mesi per presentare il progetto di piano
31 dicembre 2026Termine per il piano definitivo (art. 3, par. 7)
Le tappe del recepimento in Italia — Fonte: Commissione europea, comunicati sulle procedure d'infrazione; direttiva (UE) 2024/1275

L'8 ottobre 2026, rispondendo a un'interrogazione al Senato, il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica ha spiegato che il decreto di recepimento potrà arrivare solo dopo la legge di delegazione europea 2026, ancora all'esame del Parlamento, per la quale il MASE ha già trasmesso la bozza dei principi e criteri direttivi. Nessun decreto è stato ancora adottato. Il piano nazionale, che dovrà contenere la traiettoria per le case, al 1° ottobre non era stato presentato nemmeno in bozza.

Ciò che vale davvero oggi per chi ha una casa:

  • L'APE resta quello del D.Lgs. 192/2005, con la scala da A4 a G.
  • Il decreto sui requisiti minimi del 28 ottobre 2025 è in vigore dal 3 giugno 2026 per nuove costruzioni e ristrutturazioni.
  • Una caldaia a gas da sola non ha più detrazioni dal 2025: 0 % con ecobonus e bonus ristrutturazione, come spiega la guida alla caldaia a condensazione. Con questa misura l'Italia ha applicato il divieto di incentivi alle caldaie fossili, in modo incompleto secondo la Commissione.
  • Il D.Lgs. 5/2026 non c'entra con le case green: recepisce un'altra direttiva, quella sulle rinnovabili, e introduce una quota minima di rinnovabili quando si ristruttura l'impianto termico, non quando si cambia solo la caldaia, come spiega la guida alla sostituzione della caldaia.

Quali strumenti può scegliere l'Italia

La direttiva non dice come arrivare ai numeri: per le case cita norme minime, assistenza tecnica e sostegni finanziari (art. 9, par. 2). Se uno Stato sceglie le norme minime, deve accompagnarle con tutte queste misure (art. 9, par. 4): misure finanziarie, in particolare per le famiglie vulnerabili e in povertà energetica; assistenza tecnica attraverso sportelli unici; schemi di finanziamento integrati per le ristrutturazioni profonde, anche per fasi; rimozione degli ostacoli non economici, come la divergenza di interessi fra chi paga i lavori e chi ne gode; monitoraggio dell'impatto sociale.

Per «ristrutturazione profonda» la direttiva intende un edificio a emissioni zero o, quando non è fattibile, un calo di energia primaria di almeno il 60 % (art. 17, par. 16): è il criterio con cui gli Stati devono incentivare di più i lavori più incisivi. Gli incentivi italiani di oggi, come l'ecobonus e il bonus ristrutturazione e il Conto Termico 3.0, sono costruiti in gran parte per tipo di intervento: come si raccorderanno a questo schema lo deciderà il recepimento.

Cosa cambia per chi ha una casa in classe bassa

Nulla di obbligatorio, ma il quadro dà tre indicazioni.

Non c'è fretta imposta, c'è una direzione. Quando l'Italia sceglierà gli strumenti, almeno il 55 % del calo dovrà venire dal 43 % di case con le prestazioni peggiori. Quelle in G o F con il riscaldamento a gas sono le candidate naturali a incentivi e, se l'Italia lo sceglierà, a standard minimi.

Parti dall'APE. Il tuo attestato elenca già gli interventi più convenienti con la stima dei risultati: è la base per un preventivo, come spiega la guida alla certificazione energetica.

Sulla caldaia confronta. Senza detrazione per la caldaia a gas da sola, il confronto con una pompa di calore si fa su costi e consumi: vedi caldaia o pompa di calore.

Per i condomini la direttiva chiede agli Stati di rimuovere gli ostacoli non economici alla ristrutturazione, e le misure possono includere l'eliminazione dell'unanimità. In Italia non è cambiato nulla, ma l'unanimità già oggi non serve: per i lavori di risparmio energetico individuati da un APE o da una diagnosi energetica basta una maggioranza ridotta, come spiega la guida al cappotto termico.

Domande frequenti

La direttiva case green obbliga a ristrutturare casa?

No. Gli obblighi sono per gli Stati membri, che devono portare il consumo medio di energia primaria del parco residenziale a un calo di almeno il 16 % entro il 2030 e del 20–22 % entro il 2035 rispetto al 2020. Come arrivarci lo scelgono gli Stati: norme minime, assistenza tecnica o sostegni finanziari. Il testo non impone lavori né scadenze al singolo proprietario.

Dal 2030 non si potranno più vendere case in classe F o G?

No. La classe E entro il 2030 e la D entro il 2033 erano nella posizione del Parlamento europeo del 14 marzo 2023, e la proposta della Commissione del 2021 prevedeva F e poi E. Nella direttiva approvata il 24 aprile 2024 non c'è alcun obbligo di classe per le singole case residenziali, solo una traiettoria nazionale.

Le caldaie a gas saranno vietate?

No. Dal 1° gennaio 2025 gli Stati non devono più offrire incentivi finanziari per le caldaie a combustibili fossili da sole, ma la direttiva non vieta di installarle né obbliga a sostituire quelle esistenti. Chiede agli Stati di adoperarsi per sostituirle e di indicare nei piani nazionali il percorso verso l'eliminazione, con il 2040 come orizzonte.

Quando sarà recepita in Italia?

Non c'è una data. Il termine era il 29 maggio 2026 ed è scaduto: al 22 ottobre 2026 non risulta pubblicato alcun decreto di recepimento e il D.Lgs. 192/2005 non è stato modificato dal 5 dicembre 2025. L'8 ottobre 2026 il ministro dell'Ambiente ha spiegato al Senato che il decreto attende la legge di delegazione europea 2026, ancora all'esame del Parlamento. Il 15 luglio 2026 la Commissione ha avviato la procedura d'infrazione contro tutti i 27 Stati membri, Italia compresa.

Cosa cambia per l'APE con la direttiva?

Una scala chiusa da A a G, con la A riservata agli edifici a emissioni zero e la G ai peggiori del parco nazionale, un modello comune e l'obbligo di APE anche al rinnovo di una locazione. La validità massima resta di dieci anni. In Italia resta in vigore la scala da A4 a G finché la direttiva non sarà recepita.

Il fotovoltaico sul tetto sarà obbligatorio?

Solo per i nuovi edifici residenziali entro il 31 dicembre 2029, dove è tecnicamente ed economicamente fattibile, e per gli edifici pubblici e non residenziali con scadenze dal 2026 al 2030. Per le case già costruite la direttiva non prevede un obbligo di installare pannelli.

Incentivi locali

Alcuni enti locali aggiungono un proprio contributo a quello nazionale. 5 misure sono aperte in 4 regioni; il dettaglio e le condizioni sono sulla pagina di ogni regione.

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